Mi sono sempre chiesto se quando progettiamo uno spazio ci approcciamo diversamente rispetto al progetto di un oggetto o di un prodotto, nel mio caso probabilmente si.
Nei miei progetti d’interni sin dall’idea iniziale dallo sviluppo agli esecutivi tendo a semplificare gli orizzonti, tirare linee dritte costruire tagli di luce, fare uscire volumi, integrare gli arredi all’architettura circostante. Quando disegno un prodotto, un oggetto sono spesso attratto dalla linea curva e dalla plasticità che da essa deriva.
Il grande Architetto Oscar Niemeyer scriveva “Quello che mi attira è la
linea curva, libera e sensuale. La linea curva che ritrovo nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna amata. L’universo intero è fatto di curve”. Le linee curve dell’architettura e del design attraversano la storia. Per trovare i primi elementi curvi nell’architettura dobbiamo risalire agli etruschi e, poi, ai romani e ai primi archi.
La linea curva ha significati profondi; richiama le forme della natura, del sole e della luna, del ventre materno; rassicura, ma è anche potente elemento di rottura dei canoni classici e del razionalismo. Padre del design curvo per gli interni è considerato Micheal Thonet, inventore dei mobili in legno curvato e della produzione industriale di arredi e complementi.
Oggi sappiamo che, a livello neurologico, le linee curve innescano un
senso di sollievo in chi le osserva, a differenza delle linee rette che sono vissute come elementi di allerta e di tensione, in base alla neuroestetica, che studia l’effetto negli elementi estetici e del design sul cervello umano.
Penso che nella progettazione degli interni le linee rette creino spazi,
volumi pieni o vuoti che fungono da contenitori di funzioni ma, allo stesso tempo creino dei vuoti visivi che aiutano a rilassarci e a darci benessere.
Credo nel “Less is More”, affascinato dai vuoti, dai volumi che si creano nell’ambiente e dalle funzioni che decidiamo di valorizzare “form follows function”, ovvero “la forma segue la funzione” che è una delle idee fondamentali e fondanti del Bauhaus, applicabile sia in architettura che nel design di un prodotto. Una forma deve essere sempre applicata per via della sua funzione piuttosto che del suo fascino estetico. L’utilità prima di tutto, evitando ornamenti eccessivi. Non c’era perciò motivo di nascondere la struttura di un oggetto o di un edificio, come l’acciaio o una trave, semplicemente perché questa era parte integrante del progetto.
Nell’architettura contemporanea abbiamo però anche esempi concreti di come ci siano spazi dedicati all’anima, all’armonia nonostante siano costituiti da linee, spazi scarni, una sorta di microcosmi, vuoti ma pieni.
Mi sto riferendo alla Tomba Brion disegnata dal Maestro Carlo Scarpa.
Rimanendo sempre in tema “liturgico” vorrei soffermarmi sull’ Architetto Aldo Rossi e la sua capacità di fare “piccole” e “grandi” Architetture molto rigorose ma al contempo segnate dalla linea curva vedi La caffettiera “La Conica” e il bollitore “Il Conico”. Si tratta di due “miniarchitetture” realizzate nel 1984 da Aldo Rossi per l’azienda Alessi, o in tema di opere
Architettoniche il pensiero va alla scuola elementare di Fagnano Olona e al Cimitero di San Cataldo di Modena. Uno dei maggiori esponenti della scuola nordica del ‘900, Alvar Aalto, disegnava linee ondulate e fluide, composizioni asimmetriche, facendo un’ accurato studio della luce naturale, molto importante per il benessere psicofisico dell’essere umano, soprattutto considerando i paesi del Nord dove la luce naturale è molto limitata durante la giornata. Alvar Aalto ha reinventato lo spazio mediante linee e superfici curve di grande tensione dinamica, progettando e dando vita allo spazio vuoto. Tra le opere realizzate da Alvar Aalto, la sala finlandese dell’esposizione di New York del 1939.
Aalto-‐Theater, Germania A Essen, per molti il più bel teatro progettato dal 1945 in poi. Forme fluide e rivestimento in granito, e la Chiesa di Santa Maria Assunta, Italia questo edificio di culto estremamente spoglio nel suo apparire ma dominato dalla luce, in Emilia Romagna, a Riola di Vergato.
Le linee creano spazi.